giovedì 17 aprile 2014

Il nuovo sito di Cyber Duck e il suo ottimo case study @Cyberduck_uk #responsive @DuckyMatt #rwd


Non si trovano spesso degli esempi ragionati su approcci innovativi, molte volte la sperimentazione prende il sopravvento sulla necessità, e a me questo non piace.
Mi preve invece segnalarvi questo ottimo step-by-step che prende in considerazione gli aspetti più importanti dell’approccio responsivo e ne analizza tutti i risvolti, con risultati incredibili.

http://mobile.smashingmagazine.com/2013/06/18/adapting-to-a-responsive-design-case-study/

Non è un tutorial e non è adatto ad ogni caso (ad esempio l’agenzia elimina il Cms per gestire le pagine e lo tiene solo per il blog), ma la cosa interessante è l’approccio oggettivo, freddo e calmo ai problemi.
Anche le soluzioni sono fantastiche, ma se ci guardate dentro sono semplici e immediate. Ma soprattutto alla portata di tutti.

A voi la parola!

Come può cambiare il ruolo delle immagini nell’approccio #responsive #rwd


Sembra che il problema maggiore nell’approccio responsive sia gestire le immagini e il loro peso. Soprattutto nei moderni design diamo molto spazio ad immagini grandi e con buona risoluzione. Questo ovviamente è un problema quando le nostre pagine web vengono visualizzate in modalità responive su un device mobile con connessione 3G.

Ci sono vari metodi per servire immagini con risoluzione e peso inferiori rispetto alla versione originale per desktop ma ancora nessuna risolve il problema in modo definitivo anche perchè alcune richiedeno codice server side, quindi non di immediato approccio.

Una tecnica che mi ha fatto molto riflettere però è stata quella che prevee di gestire le immagini tramite Css. E non parlo solo di dimensioni e posizionamento, ma anche di sorgente.

Nell’articolo seguente http://mobile.smashingmagazine.com/2013/07/22/simple-responsive-images-with-css-backgrounds/ vengono illustrate delle ottime tecniche per indicare via css quale immagine caricare in base alle media-query. La tecnica funziona, ma ha un problema fondamentale: le immagini vengono eliminate dal contenuto (quindi dal markup) ed inserite via css quindi lato presentation.
Nell’articolo si fà proprio riferimento a questo limite e si parla di come per anni la comunità web abbia lottato per dividere contenuto da presentazione.
La discussione è corretta, ma mi chiedo (stimolato da questo articolo): quando le immagini sono davvero un contenuto e quando possiamo considerarle pura presentazione?

Immagino che per un portfolio di un fotografo o per un ecommerce le immagini siano fondamentali e devono essere inserite nel flusso del markup quindi visualizzate anche senza Css. Ma per un sito corporate molte volte inseriamo delle immagini (in header o nel corpo testo) per dare dinamismo alle pagine e renderle meno statiche e monotone.

Allora perchè questo tipo di immagini non considerle alla stessa stregua di un’icona o un background di pagina? Quindi perchè non considerarle solamente presentation?

Bel lavoro per il sito #Coin @coinstore #webdesign #responsive #rwd



Segnalo con piacere l’ottimo lavoro fatto sul sito Coin:

http://www.coin.it/

Design originale, colori calzanti e layout moderno. A questo si aggiunge una buona tecnica responsive e altri accorgimenti js come la preloading bar per ogni pagina, in stile youtube. Per chi non la conoscesse, nè ho già parlato tempo fà in due post:


Alcune considerazioni e dubbi sul #telelavoro michele_ADAPT @alessiamosca @KatRinakor #smartworking


Ogni tanto mi piace riordinare le idee su quello che penso circa il telelavoro in base alle nuove esperienze che faccio ed alle esigenze delle persone.
Siamo tutti d’accordo che i freelance o chi offre un prodotto /servizio ben specifico può applicare il telelavoro, ma questo mi sembra più che banale.

Inutile fare proposte in tal senso. Un rapporto di lavoro che si basa sulla consulenza non introduce nessuna novità.
Semmai le aziende ne stanno approfittando, introducendo sempre più delle forme di collaborazione 2 volte svantaggiosa per i lavoratori: da una parte pretendono di non “impegnarsi” con contratti indeterminati quindi chiedono partita iva, come se si fosse dei liberi professionisti. Dall’altra però obbligano le persone a spostarsi ed a lavorare nei proprio uffici e in orari di lavoro ben prestabiliti. Quindi vogliono un dipendente nei doveri, ma non nei diritti.

Ad ogni modo, la vera innovazione del telelavoro riguarda e riguarderà i rapporti di dipendenza, con contratti stabili che in Italia sono ben delineati.
Ovviamente più avanti farò anche degli esempi e considerazioni sulle tipologie di lavoratori a cui è possibile applicare il telelavoro.

Quindi il telelavoro per produrre un vero vantaggio deve essere applicato ai lavoratori comunemente inquadrati come dipendenti a tempo determinato/indeterminato che abbiamo o meno un orario di lavoro rigido o flessibile e con o senza badge per le timbrature. La costante rimane l’obbligatorietà della presenza in sede.

Senza dilungarmi molto il telelavoro può essere applicato su due livelli ognuno dei quali intoduce delle rivoluzioni nella vita dei dipendenti, delle aziende e della società più in generale.

Il primo livello è quello di applicare il telelavoro a soggetti che vivono nella stessa città (o negli immediati paraggi) della sede aziendale. Quindi si potrebbe applicare il telelavoro ai dipendenti di aziende/enti pubblici che vivono a Roma e provincia (sappiamo che ci sono pendolari che vengono ogni giorno da Latina, Viterbo, Napoli) e che hanno il proprio ufficio nella capitale. In questi casi di solito le aziende chiedono ai dipendenti la presenza in ufficio 1giorno la settimana per riunioni o SAL.

La ripercussione sarebbe immediata ed enorme, cerco di elencare i principali vantaggi:
- traffico cittadino e inquinamento almeno dimezzato
- per il bilancio familiare notevole risparmio su possesso mezzo di trasporto, benzina- risparmio di almeno 1.5 ore per tragitto casa/lavoro. Questo tempo sarebbe sicuramente meglio impegnato lavorando concretamente o dedicandolo a compiti familiari
- risparmio su baby-sitter o asili extra-time per familie con bambini piccoli
- per le aziende risparmio su: affitti, pulizie, costo riscaldamento/elettricità
- a mio avviso diminuirebbero giorni di malattia

A livello di impatto sociale quindi avere meno traffico e meno inquinamento vorrebbe dire risolvere molti problemi delle principali città italiane.

Il secondo livello di telelavoro potrebbe essere applicato in modo più sostanziale, senza che i dipendenti abbiamo la propria residenza nella città sede della propria azienda.
Questo significherebbe poter scegliere di vivere in qualsiasi posto dell’Italia (almeno ora fermiamoci alla nostra nazione).

Sappiamo benissimo che almeno il 30% dei residenti nelle grandi città sono emigrati, persone che per questioni di lavoro sono obbligati a vivere non nella propria terra.
Questo ha un risvolto enorme in termini economici e di impatto sociale.

Tornare a vivere o cmq poter scegliere di tornare  a vivere nella propria terra significa aumentare di molto il potenziale del proprio tenore di vita.

Ma la cosa più importante sarebbe l’innescarsi di quello che io chiamo “riequilibrio del talento”. Le regioni del sud investono molto nella formazioni teorico/pratica dei giovani che poi devono andare via per mancanza di concrete opportunità di lavoro.
Investire sui giovani è importante, ma non risolve la depressione di molte regioni italiane (non parlo solo del Sud). L’economia si muove dando alle famiglie un reddito, quindi sono i senior che devono restare o tornare nelle città periferiche. Un senior con un posto di lavoro, che ha la possibilità di telelavorare può spendere ed immettere la propria liquidità nella tessitura aziendale del proprio territorio. Quindi può fare dei mutui, spendere il proprio stipendio in ristoranti, negozi e inziare un processo di cambiamento anche nell’offerta di servizi che il comune deve garantire (tutto quello che troviamo in città come Roma o Milano).


Ovviamente i vantaggi sarebbero già stati elencati prima, ma in questo caso le persone sarebbero finalmente libere di scegliere e cambiare il posto dove vivere le ore in cui non lavorano.

Certo l’economia subirebbe dei cambiamenti. Molto meno introiti per lo stato sul carburante, molte meno auto acquistate sono solo un piccolo esempio. Ma lo stipendio e la potenzialità di spesa di un soggetto rimarrebbe la stessa e quindi invece di spendere 300 euro al mese in auto/carburante la si potrebbe immettere nell’economia spendendo i propri soldi in cose più piacevoli come abiti, sport, viaggi o l’istruzione per i propri figli.

Anche le città principali subirebbero sicuramente un grosso cambiamento con affitti e costo delle case in calo, ma chi decide di rimanere (senza costrizioni) avrebbe dei vantaggi.

Il sistema stato avrebbe un equilibrio diverso, più omogeneo e con persone sicuramente più felici.
E ovvio che non tutte le professioni possono essere adatte al telelavoro. Non possiamo pensare ad una persona che lavora allo sportello della posta o alla banca, ad un operaio o ad un farmacista.

Ma molte persone sono impiegate e svolgono delle attività che già ora sono “volatizzate” Molte procedure aziendali obbligano i dipendenti a comunicare ufficialmente solo via email anche con il collega affianco perchè tutto deve essere tracciato. Quindi perchè non farlo da casa propria?

Ci sono poi dei casi particolari come i lavoratori del web che nascono con la tecnologia dentro, ma per alcuni aspetti del processo lavorativo la presenza fisica e il lavoro di squadra (ad esempio nel processo creativo) è ancora fondamentale. Per queste situazioni si può pensare ad un telelavoro parziale o cmq una presenza in sede solo quando richiesto.
Ultima considerazione e curiosità: negli USA il visto viene dato per i lavoratori che dimostrano di avere delle peculiarità rispetto ad un cittadino statunitense. Se il telelavoro fosse applicato in modo totale si potrebbe pensare di avere un rapporto di lavoro stabile con un’azienda USA senza avere l’obbligo del visto?

Se i #giovani non sono una risorsa per il territorio #telelavoro #senior #job

Si parla sempre dei giovani come un’importante risorsa per il nostro sistema Italia. Sui giovani bisogna investire, formarli e aiutarli a creare una nuova società. Dalla mia esperienza questo non è sempre vero soprattutto se partliamo di territorio e zone svantaggiate (isole e regionei del sud).

Prima di tutto la scuola.
Ovviamente ogni persona ha le proprie ambizioni, predisposizioni e voglia di mettersi in luce, ma un aspetto che non viene preso in considerazione è la voglia da parte di uno studente di rimanere a lavorare e vivere nel posto dove è nato.
Considerando questo aspetto fondamentale della vita personale (e anche dello sviluppo del territorio) le scuole hanno l’obbligo di informare lo studente che si appresta ad iscriversi alle scuole superiori o università, delle possibilità lavorative che offre la propria regione. Ad esempio in Puglia, nella provincia di Brindisi  è diffusa l’industria petrol-chimica, farmaceutica e metalmeccanica. Molto spesso basta un diploma per poter iniziare a lavorare, specializzarsi e rimanere a vivere nella propria terra.
Ognuno è libero di scegliere la propria strada, ma penso che le scuole dovrebbero mettere in risalto verso i propri studenti quali siano i reali sbocchi professionali sul territorio.

A questo si aggiunge anche la specificità territoriale della propria regione/provincia, che nel caso della Puglia è da sempre stato il turismo e la gastronomia. Per non parlare delle produzioni di eccellenza che si stanno perdendo: olio e vino.

Gli incentivi inutili
Direttamente collegato è il discorso degli incentivi per startup innovative o per corsi di formazione per giovani.
Personalmente sono stanco di vedere questo flusso continuo di incentivo verso startup improbabili e sempre meno legate al territorio. A mio avviso ogni regione e territorio dovrebbe individuare bene le proprie speficità e dare un forte contributo a chi realizza iniziative per il supporto alla produzione di olio e vino, supporto al turismo ed enogastronomia.
Sono questi gli argomenti e le tematiche che possono aiutare i giovani a creare impresa sul proprio territorio. In cambio la propria terra ha nuove idee per sostenere la propria produzione e soprattutto giovani che producono, hanno un reddito e spendono sullo stesso territorio.

Si perchè (e mi collego al discorso formazione) il problema è che i giovani sono sì una risorsa da formare, ma se poi sono diventati bravi ma non trovano terreno fertile, vanno via. Ne beneficiano territori o nazioni diverse e molte volte non è una scelta ma una necessità.
Quindi i bandi regionali tendono a formare i giovani, ma se intorno non c’è un ecosistema pronto a sostenerli loro vanno via.

Sono i senior a salvare il territorio
Quindi il giovane và sostenuto, aiutato, ma anche invogliato a rimanere nella propria terra. Da giovane diventerà senior, avrà uno stipendio e una famiglia. Ed è così che potrà investire il suo denaro e il suo tempo nel proprio territorio contribuendo allo sviluppo di altri settori come l’edilizia, i trasporti e tutto quello di cui una famiglia ha bisogno.
Formare giovani per poi farli andare via è un doppio investimento sbagliato: si spendono fondi in formazione e non c’è un ritorno economico. Se le regioni fossero un’azienda (e lo sono) la formazioni “cieca” verso i giovani è sicuramente un investimento sbagliato.

Oltre i giovani c’è il telelavoro
Avevo già affrontato i benefici del telelavoro come risorsa per il territorio in questo articolo http://tmblr.co/Z_qday13gD9QV
C’è da aggiungere qualcosa. Se viene incentivato in modo sistematico il telelavoro, molte persone potranno decidere di tornare a lavorare e vivere nella propria terra di origine. Questo significa “spendere” e “constringere” il territorio ad organizzarsi per offrire i classici servizi che si trovano in città. Quindi asili nido, parchi giochi, servizi alle famiglie.
La forte carica lavorativa classica delle regioni del nord-ovest è un modello che si può esportare in tutta Italia e su questo tema il telelavoro è fondamentale.

Ma al telelavoro dobbiamo aggiungere una corretta gestione dei nostri giovani.